Tutta mia la città – Issue Five

Ciao bello/a,

come stai nel paese dei balocchi? Un muratore in pensione nonché sociologo amatoriale mi ha spiegato che l’Italia è un paese governato da un “pah li accio” che fa leva sul timore della gente di perdere il proprio benessere. Napoli è stupenda ma andrebbe ripopolata responsabilmente (ci ha vissuto per qualche mese), quelli della “Northern Alliance” (la Lega) sono i nuovi fascisti, la Sicilia è stupenda, l’Hellas Verona è in serie B (davvero? Non era in C2? Che figura!). Ti ritrovi in questo affresco? Comincio a dimenticare com’è l’Italia, già dopo un mese, ho solo l’impressione che qui molte cose funzionino meglio. Anche se…

…tutto il mondo è paese.

E all’ora di pranzo la BBC trasmette le repliche di Jessica Flèccer, alias la Signora in Giallo.

Storie di ordinaria igiene:

Sebbene l’avvento della lavastoviglie lo renda sempre più raro nel moderno tinello, in molti, compreso il mio, ancora si pratica il tradizionale lavaggio dei piatti all’inglese. Ecco i tre passi fondamentali di questo antico rito del pulito:

–          lasciare per anni nell’acquaio una bacinella di plastica, detta “washing bowl”, riempiendola di volta in volta di scolature di riso o pasta, acqua calda, stoviglie sporche, che a volte non si riescono nemmeno a intravedere. Importante non svuotare mai la washing bowl, bensì lasciare che i rabbocchi costanti ne ricambino il contenuto in modo del tutto spontaneo e naturale. Alcune mattine l’odore che emana è così salubre che può addirittura provocare conati di vomito nell’italiano non avvezzo.

–          Versare del detersivo per piatti su di una spugna, che sia abbastanza vecchia da aver perso lo strato verdone abrasivo, mi raccomando!, e con essa carezzare ciò che di volta in volta si ripesca dal fondo del bowl.

–          Riporre i piatti insaponati ad asciugare (un mio amico ha provato a risciacquarli ed è stato ripreso veementemente dalla padrona di casa per lo spreco).

Affascinante nella sua semplicità.

So che penserai sono finito nel posto giusto per me, ma dai, sono solo un patetico dilettante a confronto.

Un sandwich neorealista.

Pensavo di aver toccato il fondo del cattivo gusto in cucina ai tempi dell’università. Ma ecco che ancora una volta questi inglesi riescono a stupirmi, rifilandomi un panino fatto con una sorta di pane toscano con semi di papavero al posto del sale. Al suo interno una fetta dell’unico formaggio inglese conosciuto – il cheddar, pomodori secchi, cipolla e una roba detta skrinpelsgnassells (si scrive chutney), che altro non è che il ripieno di uno strudel immerso nell’aceto. Uno scherzo giudaicoplutocratico della perfida albione. Finirlo: una tortura, deglutire fino all’ultimo morso: un imperativo categorico! D’altronde di questo si deve accontentare un povero italico disoccupato, di ciò che la sorella barista salva dalla mania di freschezza dei locali pausapranzo della city.

Save my soul:

Ho deciso questa settimana di abbandonare il pur sempre familiare contesto della cristianità in senso lato per approcciare timidamente il mondo delle religioni orientali. Mercoledì era fissato il primo di una serie di incontri per scoprire una religione neo-brahma-yogica indiana, che prometteva essere una sagra non indifferente. L’appuntamento con la comicità è saltato tuttavia all’ultimo minuto per il compleanno della mia landlady…

Il pub o Del Sistema Metrico Decimale:

In occasione del suo 72esimo compleanno, ho accompagnato la mia padrona di casa al pub dove ogni sera è solita incontrare i suoi amici. L’Uxbridge di Notting Hill si presenta come un luogo tranquillo e intimo, da cui il soprannome dato dai clienti più affezionati: l’Orfanotrofio, niente cibo, niente musica, niente giochini. La mezza dozzina di gioviali ultrasessantenni mi accoglie con simpatia, mi fa accomodare su un divanetto e mi presenta una processione di pinte di lager, tutte generosamente offerte. La compagnia è divertente, l’alcol scioglie la lingua. Con il tempo la mia attenzione è deviata da alcune avvenenti clienti appena uscite da un servizio autunnoinverno2009, sorge la tentazione. Al quarto bicchiere però nasce pure il sospetto. Già mi ero accorto che correre 6 miglia non è esattamente come correre 6 km, e così mi informo e scopro che una pinta equivale a 600ml circa, una birra media e mezza. Riesco così ad evitare l’ultima proposta etilica e a defilarmi con dignità, non sono ancora le 9pm. Nel tortuoso tragitto verso casa vengo salvato dalla miracolosa recente riapertura di uno dei migliori fish & chips della città, nascosto in un vicolo dietro casa mia.

Piovosi britannici saluti,

alla prossima,

Davide.

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