Tutta mia la città – Issue Three

Ehilà!

Quattro giorni di tempo quasi bellissimo qui, non sembra neanche vero. Una benedizione per un uomo a spasso come me, anche se la stanchezza mi ha costretto a casa per un paio di questi meravigliosi pomeriggi. Domenica è venuto a farmi visita un amico e non sono potuto andare a messa, comunque di cazzate per te ne ho raccolte a bizzeffe…

For your safety.

La sicurezza è una questione importante, si sa, e qui, come su altre molte cose, sulla sicurezza non si scherza. Ecco una vocina insistente all’arrivo della metro: attenzione al gap. Mentre esci dal supermercato un cartello ti avvisa: c’è un gradino. Quando attraversi la strada per terra una scritta ti dirà esattamente da che parte guardare. Se entri in un mercato rionale dei segnali stradali pittoreschi ti segnalano la probabile presenza di borseggiatori. E automobilisti! Non lasciate oggetti incustoditi nelle vostre vetture! Sui bicchieroni di carta in cui vendono quella roba che qui chiamano cappuccino ti si avvisa di stare attento chè il contenuto è bollente…

Great offer!

Raccogli i bisognini del tuo cane e risparmi fino a 80 pounds di multa! (In alternativa potresti piantarci accanto un cartello: attenzione, qui ha cagato il mio cane.)

Facts:

A proposito, al Natural History Museum, che da solo vale un viaggio qui, vendono come souvenir, per soli 5 pounds, delle piccole scatolette piene di merda di elefante in cui è possibile piantare una rosa. Romantici.

Cultura e società.

Chiunque si sia trovato a lavorare in una mediagrande impresa italiana, ha avuto modo, come me, di coltivare l’odio verso i dirigenti. Gente che non è affatto competente, non sa prendere decisioni, inonda di merda di elefante i sottoposti, percepisce stipendi faraonici, guida a sbafo un’ auto aziendale rifornita di carburante aziendale, abita in un appartamento aziendale in cui sniffa coca aziendale e frequenta escort (l’operaio invece va a troie) aziendali. In mense e corridoi è frequente ascoltare maledizioni da catene di santantonio nei loro confronti.

Ebbene, l’altra sera Channel Four mi trasmetteva: “Middle Class and Jobless”. Managers finiti sulla strada (la crisi…) piangono per la nostalgia dei loro stipendi da 65000 pound all’anno, mentre una banca minaccia di sbatterli fuori dalle loro villette eleganti e le mogli si lamentano di dover fare la spesa al discount, rimpiangendo i tempi di domestici e ristoranti.

Il pubblico inglese si commuove.

Quand’ecco che spunta un team di qualificatissimi esperti di risorse umane, che iniziano un training intensivo su come affrontare colloqui e sondano il mercato del lavoro alla ricerca di opportunità.

Il cuore del pubblico inglese si inonda di epico entusiasmo.

Nel finale di puntata: dopo interviews promettenti ma evidentemente senza risultati, 50enni mettono da parte l’orgoglio per il bene della famiglia andando a vendere enciclopedie porta a porta, giovani rampanti con curriculum “very impressive” fanno i cassieri al Domino’s Pizza di quartiere o portano in giro i cani del vicinato.

Il pubblico inglese sospira malinconico.

Il bieco italiano gode.

Paisà.

Ho conosciuto Paola, 28enne milanese tatuatissima e dai seni copernicani (la terra ruota attorno ad essi). Affermata designer d’arredamento in Brianza, 2 anni fa viene in London, e se ne innamora. Così si licenzia e si trasferisce qui con il fidanzato, mesto ragioniere. Paola accumula una delle innumerevoli certificazioni di lingua inglese distribuite qui, un diplomino informatico, 2, dico 2, master universitari in design e una decina di lavori come cameriera, banconiera, barista nei locali pausapranzo della city, per 6 pound all’ora. Quando sali sulla giostra dell’emigrazione, è duro scenderne con la coda tra le gambe. Forse a Sidney andrà meglio, mi dice, qui non è più il paese dei balocchi.

People.

Ho conosciuto Margaret, ultra60enne inglese che si mantiene alla grande. Mi racconta di come ha vissuto i giorni della Swinging London (gli anni ‘60), da hippie alla moda. Per vivere scriveva i gobbi alla BBC, anche per i discorsi di fine anno della regina. Il marito, ingegnere elettronico quando ancora erano in pochi, lavorava negli studios EMI in cui registravano i Beatles. Dopo il matrimonio, i 2 si trasferiscono in una ancora incontaminata Maiorca, dove lei manda avanti la villa con frutteto e lui apre un’azienda produttrice di radar. Continua la vita da figli dei fiori, ma arriva anche una montagna di soldi. Con la vecchiaia e una Maiorca sempre più invasa dai turisti, Maggie e consorte si ritirano tra Toulouse e Bordeaux, a vinificare. Si fermerà nell’amata Notting Hill giusto il tempo per avere il visto che la porterà qualche mese in India. E per fare l’invadente a casa mia.

Sogna amico/a mio/a, sogna.

Ci si sente presto!

Best Regards,

Davide.

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