Avviso ininfluente.

Ok, e adesso chessi fa?

Beh, la filosofia, la visione della vita come infinitá di assaggi fino alla totale indigestione continua, ma adesso che Londra si fa sempre piú lontana mica posso rimanermene qui, anche il Miotsu virtuale per un po’ si trasferisce.

Qui:

http://mondobuffet.wordpress.com/

Da ora con meno sforzo per te.

Seguimi, iscriviti, amami, passati la mano tra i capelli come tu sai.

Ciao.

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Londra se ne va.

Aprivo gli occhi, quella volta, a fatica, con il tendaggio del sonno ad opprimermi la fronte, cercando di capire dove fossi. L’odore non era dei migliori, ma aveva qualcosa di familiare e non mi sbagliavo, perché quella era una scena ormai abituale: il quotidiano risveglio nella metro. Stavo andando al lavoro? Ne stavo tornando? Come mi chiamavo? E soprattutto: quel tipo lì di fronte, che cazzo di capelli aveva? E mentre cercavo di trovare un ruolo nel tessuto spazio-temporale un nuovo pianeta occupava il mio sguardo tondo, gonfio e alieno. Una donna della city, abito costoso, pantaloni e scarpe da corsa, una di quelle col tacco in borsa, e un piccolo stronzo in pancia. Sì, cosa credi diventerà quel gonfiore un giorno: un agente di borsa, un banchiere, un avvocato, banalmente ladro come tutti gli altri, e io, io dovrei alzarmi e cedere il mio posto ad una stronza e al suo piccolo stronzo in potenza? Giammai – pensavo, e richiudevo gli occhi.

Nella mia vita di errori ne ho commessi parecchi, ma ora è il momento di non sbaliare più. Scusa: sbagliare… ok, perché c’è qualcosa di più tristo di Londra? Sì, io a Londra. Questa città e tutta la sua sporcizia m’hanno ripulito d’ogni residuo di umanità, rimpiazzandola con uno spesso strato di moquette polverosa. A questo mi sono ridotto: a frugare tra la spazzatura, cercando il cartone del surgelato appena buttato per leggerne i tempi di cottura al microonde, a meditare se conviene fare la spesa o semplicemente l’abbonamento dell’autobus e vivere degli avanzi sparsi ovunque tra i sedili. Mi preoccupo della wifi: va così male che persino gli scarafaggi sono migrati dai vicini, e delle donne incinte? Non me ne frega un cazzo volante. Ora, io del mondo e della gente non ne so molto, quel che so l’ho imparato giocando a The Sims, ma c’è qualcosa che non va: non si può andare avanti così, è ora di riprendere in mano le redini dell’esistenza e ascoltare la propria vocazione originale.

Come saprai bene all’acqua piace muoversi, con gran diletto, tra cielo, mari, monti e reti fognarie, piace muoversi al punto tale che essa stessa in principio creò la vita nelle infinite sue forme per farsi scarrozzare in giro a sbafo. E checchè ne dicano gli umanisti presuntuosi, i filosofi tutti e pure il tuo dio, qualunque esso sia, questo soltanto è lo scopo della nostra permanenza a questo mondo, l’unico vero senso della vita: spostare masse d’acqua. E di acqua ne sposterò parecchia nei prossimi mesi, nel mistico ciclo di assunzione-minzione che scandisce il ritmo dell’universo. Sì, me ne vado, per sempre spero ma non credo, comunque parto e vado via, e con me se ne parte questo luogo della mente. Londra si toglie dai piedi, da sotto i miei piedi, ospite indesiderata del mio campo di coscienza.

 Aspetta mie notizie…

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La dieta Miotsu.

Buone notizie da Londra: il tipo dei Bee Gees è miracolosamente uscito dal coma. Stayin’ alive. Il segreto del suo successo? L’ormai celebre dieta Miotsu, l’ultima moda tra le star in fatto di cazzate alimentari. Non vedi l’ora anche tu di imbarcarti in questo nuovo pretesto di conversazione parrucchiera, eh? Bando dunque alle ciance, ecco svelati nel dettaglio tutti i segreti della mia quasi invidiabile forma:

– ore 6:35. Latte macchiato al bar della stazione, corredato da convenevoli con la barista ungherese e quotidiano appunto mentale “potrei chiederle di uscire, ma anche no”.

– ore 8:00. Brodaglia beigiastra dalla macchinetta del caffè, sei cookies al grasso idrogenato con pezzetti di cioccolato, per l’ineguagliabile piacere di far colazione percependo stipendio. (6 cookies = 300 kcal, grassi 14g.)

– ore 9:45. Pausa in onore del lato femminile: seconda brodaglia, mela e barretta da fighetta bacche e cereali solo 88 Calorie! in offerta metà prezzo al supermercato. Perchè io valgo.

– ore 11:30. Pausa diabetizzante: a scelta uno tra Mars, Snickers, Twix o m&m’s – esclusivamente quelli gialli, con l’arachide – per un numero variabile tra le 250 e le 350 calorie. Il Bounty no perchè sembra più salutare e invece l’è tutto un grasso e io alle cose che mangio ci sto attento.

– ore 12:30. Surrogato di pausa pranzo: baguette industriale spalmata di surrogato di margarina e imbottita con surrogato di prosciutto cotto e surrogato di laminato plastico giallone, in inglese ‘cheese’, porzione di patate fritte, monodose di maionese. Bevanda zuccherosa aromatizzata al surrogato di fragola, litri mezzo, surrogato di rutto e terza brodaglia. Ogni santo giorno.

– ore 15:30. Arancia prezzo convenienza, mille semi, niente succo.

– ore 21:15. Solo nei giorni di allenamento: milkshake del Mac, ovviamente gusto fragola, chè il cioccolato fa male.

– ore 21:30. A scelta tra: pizza surgelata, pizza da asporto, pizza. O tortellini super offerta. O pollo tikka masala metà prezzo al microonde, se dimenticato il cagotto scorso. O noodles istantanei piccanti al sapore di bevanda al sapore di dado al sapore di glutammato. Meditazione sul tema: da domani ricomincio a cucinare come cristo comanda.

– ore 23:00. Momento disintossicazione: lattina di importazione asiatica, con cambio shimano e linguetta 24 ceppi batterici che si immerge all’apertura, di acquetta di cocco, o succo di bastone, o estratto di prato, o frutto verde peloso, o prezzemolo, o tamarindo se in vena di acidità, l’importante è che sia zuccherato e che mi ricordi di posti e pasti lontani.

Con la prossima uscita in omaggio il ricercatissimo stencil di Gesù da colorare.

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Sport Spettacolo.

La Stock84 chiude la fabbrica di Trieste: certe notizie lasciano proprio l’amaro in bocca. Giusto adesso poi che avevo deciso di darmi all’alcolismo anch’io, cosi, tanto per ammazzare il tempo, sono dimissionario… e magari anche metter su qualche chiletto, visto che da quando ho smesso di doparmi sono ritornato sulla stretta via della magritudine. Tutta questa pulizia nello sport, dove andremo a finire, gli atleti dovrebbero rendersi conto del loro ruolo di esempio, soprattutto per i più piccoli. L’altro giorno qui un bambino di sette anni giocando a calcio s’è accasciato al suolo ed è morto, così, per infarto, ma anche un po’ per emulare i suoi idoli, ormai tutti presi da questa mania di lasciarci le penne in campo. Per fortuna abbiamo ancora i ciclisti, sani, colti e fatti come i cavalli, a portare avanti la bella immagine dello sport di un tempo. Gente che ancora adolescente decide di passare i propri anni migliori su di un sellino, tutto il giorno, tutti i giorni, rinunciando a studio, lavoro, per pochi spiccioli la maggior parte e nessuna gloria, se non un trofeo di prostata grossa come una cornamusa. Ma basta lagnarsi, basta, guardiamo al positivo, volgiamo il guardo al radioso sole dell’avvenire che come l’astronomia m’insegna ad oriente si prepara a sorgere. Eh sì, perchè mentre tu te ne stai lì a sentire dell’ennesimo politico dalla scarsa fantasia e la casa pagata in centro a Roma o che ignaro si ritrova degli operai in casa – le ristrutturazioni a sorpresa, sapessi quante volte è successo pure a me – la notizia che forse non t’han detto è che in questi giorni si sono rivelati un grande successo gli ultimi esperimenti missilistici della mia amata India, la quale sarà presto in grado di raggiungere Pechino con gioiose testate nucleari al curry. Già ho preso il popcorn, quello in grani, a cuocerlo ci penseranno le radiazioni.

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Il metodo M

Da quando ho scoperto che grazie al velcro e alla mia barba riesco a portare in giro molti più oggetti di una persona normale, la vita mi sorride, non sono più gravato dall’onere del seppur nobilitante lavoro e innumeri giovani fanciulle sono incuriosite dalla collezione di farfalle che comodamente trova spazio aggrappata alla mia guancia. Ah, la chiusura a strappo, sia benedetto nei secoli il suo inventore, o perlomeno per tutto il tempo per cui una chiusura a strappo realmente funziona, prima d’essere invasa da palline di lana d’origine ignota, forse imparentate con le più famose abitanti degli umani ombelichi.
Ma nonostante le ventiquattro felicità imperiali costellino la mia karmica esistenza, l’infinita saggezza che in me risiede non si lascia sorprendere da facili entusiasmi e metto in conto che un giorno la ruota del destino possa girare per il verso sbagliato, sì che mi ritrovi davanti all’unica alternativa di un dignitoso suicidio. Ma se questa un giorno sarà la mia sfida, mi si conceda almeno la scelta dell’arma, scelta che già da tempo ho meditato, perchè chi l’ha detto che morire debba essere per forza esperienza sgradevole? Se proprio proprio si deve andare, meglio farlo col sorriso, ebete magari.
Ecco, in seguito ad approfondite ricerche scopro che tra tutte le sostanze psicoattive di cui l’uomo è al corrente, compresi alcol, caffeina e nicotina, sembra che il THC, principio attivo della canapa e dei suoi derivati, sia quella che necessita la dose più elevata per risultare fatale, mille volte circa la quantita normalmente assunta per un effetto sensibile. Mille canne, un’impresa. Giusto per mettere le cose in prospettiva, sedici lattine di birra in un’ora, o novanta tazzine di caffè, o una dozzina di cerotti alla nicotina possono uccidere una persona di medie dimensioni e in buona salute come niente fosse. Ma sarebbe troppo facile, no?, e io non sono mai stato uno che sceglie la via più semplice, che gusto c’è. Morire per overdose da cannabis, eh sì, c’è di che entrare nei libri di storia, o perlomeno in qualche sconsigliata sezione curiosità di wikipedia. Credo quindi, signore e signori, che abbiamo qui un vincitore.
E anche tu, in bilico su quel binario, pateticamente deciso al grande balzo, per favore, non farmi arrivare il treno in ritardo, dài, non impiastricciarmi le rotaie con la tua organicità interna, rompi il salvadanaio e fa un investimento, mettiti tranquillo e inizia a fumare, vedrai quanti amici ti daranno una mano. Come? Non hai abbastanza soldi? Ti mando dei semi, piantali giù e aspetta che crescano.

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A proposito di morte.

A proposito di morte, mi spiace dovermi ripetere, ma credo sia doveroso da parte mia rinnovare il mio accorato appello.
Guarda, se hai deciso che vivere non fa per te, hai tutta la mia comprensione. Vivere è come il porno con gli animali: non fa per tutti, forse la tua disperazione è tale per cui neppure il sorriso di un bambino, un fiore che sboccia a primavera, il rumore dell’acqua che gorgoglia riescono a farti apprezzare la bellezza del creato e diciamocela tutta: se davvero pensavi che queste fossero le cose per cui valesse la pena vivere, e non un gran bel pom insomma, un po’ te la sei cercata, no? Forse è una questione d’onore, forse un gesto razionale di fronte alla prospettiva di una fine più lenta e dolorosa, non lo so, nè onestamente me ne frega, forse sei un hipster, e in questo caso hai anche tutto il mio incoraggiamento, ma il fatto è che caro mio, se proprio proprio ti devi togliere dai coglioni non buttarti sotto la metro, è mala educazione, pensa un po’ anche a noialtri cristo. Eh sì perchè l’autiere, lui poveretto s’è scelto un lavoro tranquillo, se ne sta lì lui, a far finta di guidare – i treni son tutti telecomandati oramai, che credi? – se magna le patatine, racconta barzellette sporche via radio, e tu, birbante, tu ti ci pari innanzi così, facendo il vago, e niente niente ti fai ragù davanti ai suoi occhi. Magari è pure vegetariano il poveretto. E alla manutenzione, a loro non ci vogliamo pensare? Non avessero già ogni giorno i loro quintali di forfora, le balle di capelli, le montagne di caccole da buttare, no: tu devi fare il coglione e farti portar via dentro a un secchio, finire in una credenza poi, come già è successo e lo sai, chè arriva la signora delle pulizie, si vuole fare un the e me la spaventi tutta, dài, c’ha le coronarie. E soprattutto: ma ti sembrano ore, le due del pomeriggio? Perchè non aspetti le undici e mezza, mezzanotte, ti becchi l’ultimo treno, chè tanto ci son solo ubriachi, e non rompi i coglioni? No, lui, il disgraziato, l’unica vittima di un destino crudele, gna gna gna, deve poter alzarsi a mezzogiorno, il signorino, farsi pure la colazione al bar magari, poi andarsene con calma alla stazione e fare i suoi porci comodi, sì chè ore più tardi, quando il sottoscritto esce dall’ufficio, stranamente tutto bello allegro, con la gioia di vivere dentro, pronto ad un gaio massacro in accademia, ancora se ne stanno a raccattare i pezzetti inutili di un altro inutile personaggio. E i treni son sospesi, e io voglio andare a casa. Che non mi tocchi di spiegarti io come si fa, è mala educazione, cristo.

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A casa d’Alberto.

Sebbene la trovi cosa poco elegante, riesco ad accettare che un’artista eserciti pressione su di te per farti comprare ogni scorreggia che incide su supporto laser, soprattutto quando l’artista in questione s’è sempre rifiutato di adeguarsi alle mode del momento, portando avanti la propria visione senza mai arrendersi a facili manierismi ruffiani. Tuttavia a tutto c’è un limite e veramente, caro Les, le risate quella volta che sul tuo sito te ne sei uscito con l’indimenticabile messaggio: “…in questi tempi di crisi, bla bla bla, …non è facile tirare avanti… mio fratello per esempio vende attrezzi per il giardinaggio online e ultimamente se la passa maluccio, per cui, mai vi dovesse servire qualcosa per il vostro giardino… per favore…”. Lo squallore. E come non vedere quindi dietro il “doppio concerto! doppia scaletta!” dei Primus una triste manovra commerciale per convincere i soliti tortellini a comprare doppio biglietto? E come non cascarci in pieno e andarseli a vedere per due sere di fila?

Guida alla Royal Albert Hall.
Anche se i Primus non sono nelle tue corde, un concerto nello storico teatro prima o poi te lo devi pur vedere, se non altro per poter capire come la meno rinomata Brixton academy sia decisamente meglio. Anyway, per la tua prima serata nel prestigioso salone, tieni bene a mente queste linee guida:
– se aspetti un amico che “è nel parco, arriva subito”, assicurati che delle briciole di pane non siano il suo unico strumento di orientamento, chè gli scoiattoli se le magneno e le stradine di Hyde Park sono infide, un’ora e mezza di infidevolezza almeno.
– a meno che tu non vada a vederti la Pausini o Ligabue, che fanno il tutto esaurito sei mesi prima, compra sempre il biglietto meno caro, quello per la piccionaia, poi entra poco prima del concerto e fingi di essere sorpreso quando ti propongono l’eccezionale offerta per una poltroncina numerata al piano terra, senza sovrapprezzo – giusto perchè sei tu!
– procura di avere a disposizione un pratico manganello tascabile, tanto la security non esiste, per tramortire con abile colpo alla quarta vertebra l’hipster invasato che salterà come una bertuccia ogni volta che gli sembrerà di riconoscere vagamente un pezzo.
– scordati di usare i bagni: sono inspiegabilmente puliti e potrebbero rovinarti l’atmosfera rock.
– porta con te dei pantaloni scuri ed una giacca rossa, poi divertiti a dare ordini casuali alla gente: seduti! In piedi! Di qua! Di là! Indossare buffi cappelli!
– Beppe, il salumiere di via Cavour, c’ha roba buona, i prezzi sono nella media, di’ che ti mando io, ti tratta bene, sai, gli affari gli vanno un po’ maluccio ultimamente. Chiedigli della bresaola.

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