Stamane mi sono svegliato alle tre – sembra un deja vu – e visto che non c’era verso di dormire ancora, mi sono messo ad ascoltare Chopin, tanto per fare un po’ il vero finto intellettuale, poi Satie, Debussy e tutti gli altri. Arrivato a Bartok, visto che c’ero, ho pensato bene di levarmi dalle coperte e aspettare l’ora del lavoro ammazzandomi di canne, così, tanto per fare il vero poco finto deficente. Ma chissenefrega, io mica devo portare una nave. A tal proposito, dico della Costa e tutto il resto, aderisco alla linea ufficiale della mia azienda, che interrogata dalla stampa ha dichiarato: “la XYZ non è in nessun modo collegata con le apparecchiature o i dati di navigazione forniti a tale vascello, per avere informazioni, si prega di contattare i proprietari, la Carnival Corporation & plc”. Poi, se proprio vuoi un’opinione tecnica sottobanco, posso dirti che alla luce dei dati divulgati riguardo alla rotta tenuta dal suddetto vascello, il mio personale giudizio è: coglioni, tutti, dal primo all’ultimo sul ponte di comando, perchè almeno in quattro stavano là sopra e nessuno che si sia accorto della cazzata che stavano facendo? Senza tirare in ballo la vecchia storia, tutt’altro che una leggenda romantica, che il capitano deve essere l’ultimo ad abbandonare la nave. Adesso, finiti gli orgogli delle selvagge notti berlusconiane, sono tornato lo zimbello dell’ufficio, in quanto rappresentante di un popolo che non perde occasione di confermare i propri stereotipi. Un passeggero inglese ha dichiarato d’aver trovato finalmente una buona giustificazione per tutta la sua xenofobia, e che nella tragedia non si sarebbe stupito di vedere il comandante sfrecciare in coperta con uno scooter, per andarsi a prendere un caffè al bar della nave cantando o sole mio. Ecco, cosa ci devo dire io a questo punto, ditemelo voi. Cosa ci devo dire ai polacchi della palestra, quelli che eravate tutti fascisti e adesso ve ne lavate le mani. Cosa ci devo dire al mio capo, che c’ho le pupille tutte dilatate.
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Acqua passata sotto i ponti.
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Di’ loro che han ragione. Tutti.
Non so cosa tu possa dire a tutti loro, però so per certo che non puoi prendere sul serio il giudizio di un popolo i cui individui – mentre ti parlano male dell’homus italicus – hanno i tarzanelli che fanno torneo di briscola in mezzo alle chiappe.
gli potresti dire qualcosa tipo: mi dispiace essere venuto via da un paese così messo male ed essere finito in uno ancora peggio. non c’erano molte possibilità che succedesse, eppure…
di’ che era roba buona.